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MIMMO ROTELLA

Catanzaro 1918 - 2006 Milano



Lotto di tre quadri:
A) "Senza titolo" 1956 circa
B) "Tempi lontani" 1959
C) "Senza titolo" 1960


A) 35x30, décollage su cartoncino, manifesti bruciati, colla
B) 24x30, retro d'affiche su tela
C) 37,7x27,5, décollage su tavola
A)Opera firmata in basso a destra
B)Opera firmata in basso a sinistra e al retro con data e titolo
C)Opera firmata e datata in basso a destra

A)Già Collezione privata, Roma
Bibl.:-G. Celant, "Mimmo Rotella", catalogo ragionato, Skira, Milano, Vol. I (1944-61), Tomo II, 2016, ripr. a colori n. 114 p. 580
B) Opera registrata presso la Fondazione Mimmo Rotella, Milano, con il codice 2595RA959/959 (autentica rilasciata a Milano l'8 luglio 2020)
Già Galleria d'Arte Rotta Farinelli, Genova (timbro al retro sul telaio)
C)Già Collezione privata, Bolzano
Già Galleria Acccademia, Torino
Bibl.:-G. Celant, "Mimmo Rotella", catalogo ragionato, Skira, Milano, Vol. I (1944-61), Tomo II, 2016, ripr. a colori n. 028, p. 672


Il lotto è composto da tre quadri realizzati in date distinte, nell’arco di pochi anni: "Senza titolo" del 1956 circa, "Tempi lontani" del 1959 e "Senza titolo" del 1960.
Alla distanza cronologica si contrappone una conformità tecnica e stilistica: l’uso del décollage e del retro d’affiche, che prevedono entrambi la manipolazione dei manifesti che l’artista prelevava dalla strada.
Rotella approda al collage nel 1953, quando rimane colpito dai volantini che ricoprivano i muri della città di Roma. Capisce subito che doveva creare qualcosa di alternativo alla pittura, soprattutto a quella informale, che iniziava a subire una crisi profonda, che sarebbe poi culminata con la XXXII Biennale di Venezia del 1964 e la consacrazione della Pop Art in Italia. Rotella inizia, dunque, a strappare i volantini e a portarli nel suo studio in Piazza del Popolo a Roma.
In realtà i lavori dell'artista condividono con l’arte informale l’aspetto casuale e involontario, o almeno in apparenza, della creazione artistica, ma al contempo anticipano la Pop Art di dieci anni, per l’utilizzo di uno degli strumenti simbolo della società dei consumi, ovvero il manifesto. Nello Ponente, critico e storico dell’arte, affermava che Rotella nei suoi lavori utilizzasse il collage come mezzo per giungere alla sensazione fisica della materia, mentre lo strappo per dirigere il ritmo della composizione. Lo strappo era anche il punto in cui convergevano sia la carica drammatica che quella surreale, carica di umorismo.
L’attenzione dell’artista negli anni Cinquanta è tutta indirizzata sugli effetti di colore scaturiti dai pezzi di carta incollati - nel caso dei décollage- o sulla materia lasciata dai muri e dalle intemperie –nel caso dei retro d’affiche. Il risultato è la creazione di opere astratte, talvolta monocrome, come nel caso di “Tempi lontani”. Dai primi anni Sessanta invece compaiono le immagini pubblicitarie e le icone del cinema e, a volte, del circo. Personaggi famosi che permettono alle opere di essere subito riconoscibili nonostante le lacerazioni.
Si segnala l’esposizione “Mimmo Rotella 1945 – 2005”, organizzata per i vent’anni dalla scomparsa dell’artista, presso Palazzo Ducale di Genova dal 24 aprile al 13 settembre 2026. La mostra è curata da Alberto Fiz in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, la quale ha emesso nel 2020 il certificato di autenticità dell’opera "Tempi lontani" del 1959. "Senza titolo" del 1956 circa e "Senza titolo" del 1960 sono invece pubblicati su “Mimmo Rotella. Catalogo Ragionato. Volume Primo 1944-1961”, a cura di Germano Celant e edito da Skira nel 2016.





ROBERTO ANTONIO SEBASTIAN MATTA ECHAURREN

Santiago del Cile (Cile) 1911-2002 Civitavecchia (Italia)



"Senza titolo" 1969


103x82, olio su tela
Opera firmata in basso a sinistra e iscritta al retro e sul telaio
Autentica dell'Archivio dell'Opera di Matta (responsabile Germana Ferrari) rilasciata l'8 settembre 1992, con n. 69/119 e recante data 1969
Provenienza: Galleria Carini, Milano; Collezione Vimercati, Monza
Timbro al retro non decifrato
Già Galleria Accademia, Torino (timbro al retro e etichetta al retro sul telaio che reca data 1961 e n. 8014)
Bibl.:-"Italia Arte", Febbraio 2011

Roberto Antonio Sebástian Matta Echaurren nasce a Santiago del Cile e, dopo gli studi in architettura, si trasferisce a Parigi, dove aderisce al Surrealismo e lavora con Le Corbusier. Dopo una serie di trasferimenti in Europa e negli Stati Uniti, dagli anni Sessanta si stabilisce definitivamente in Italia, a Tarquinia.
Il quadro di Matta, l'ultimo dei grandi Surrealisti, viene proposto in vendita esattamente un secolo dopo l’apertura a Parigi della Galerie Surréaliste, dove furono allestite le prime mostre (a partire da quella di Man Ray il 26 Marzo 1926) del Movimento nato nel 1924 col famoso Manifesto Surrealista. Pur legato a questo contesto, Matta si distingue dai principali artisti surrealisti: tralascia l'elemento figurativo, in favore della sua immaginazione, la quale dialoga in relazione agli eventi esterni.
La composizione del quadro presenta un ambiente che richiama al tempo stesso un "fondale marino e un inferno cosmico"(cit. Gavin Parkinson).
Le figure sono delineate da contorni netti di color nero, una scelta formale in linea con la formazione di Matta in architettura e che dimostra con una precisione tecnica nel disegno.
Sono figure difficilmente identificabili, che si articolano in "forme costolute e tentacolari" e che evocano sia gli organismi viventi che i macchinari industriali. Come osservato da Italo Calvino, si tratta di presenze “tra il preistorico, il totemico e il fantascientifico che si agitano come mosse dal suono d’un sassofono sotterraneo”.
Nel biennio 1967-1968 Matta realizza quadri impegnati, come "Les Juges partent en guerre" o "La Chasse aux adolescents", sulla rivoluzione del maggio francese. l'opera proposta realizzata nel 1969 appare invece un'opera sospesa tra inconscio e realtà, capace di evocare un universo complesso che da un lato riflette le tensioni dell'epoca, dall'altro dà prova del linguaggio visionario e originale del pittore, in linea con il coevo sviluppo del filone del fantascientifico.





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