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GEORGES BRAQUE

Argenteuil (Francia) 1882 - 1963 Parigi



"Natura morta con mandolino e spartito"


31x36,5, olio su tavola
Opera firmata in basso a destra
Autentica di Armand Israël rilasciata a Parigi il 18 febbraio 2025
Già Galleria Roland Balay, Parigi (etichetta al retro)
Opera francese, come da Certificato di Avvenuta Spedizione (CAS), valido fino al 7/08/2030, rilasciato dal Ministero della Cultura, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino, Ufficio Esportazione di Torino
Bibl.:-Confronta: "Catalogue de l'oeuvre de Georges Braque. Peintures 1936-1941", Maeght Editore, 1961, riprodotto a colori a pagina non numerata e in bianco e nero a pagina 81
A corredo Cahier di litografie dedicato al collezionista in data 26 novembre 1959 "Gentile Dott. Amedeo Piccinelli. Souvenir de Paris, le 26 Nov 1959. G. Braque" (“Cahier de George Braque 1917-1947”, 39x29, stampato il 26 Gennaio 1948 a Parigi dai fratelli Mourlot, contenente 94 litografie d'après di George Braque. L'edizione è stata stampata in 845 esemplari, 95 esemplari su Velin d'Arches fuori commercio, contenenti una litografia a colori, firmata dall'artista, e 750 esemplari su Velin du Marais che costituiscono l'edizione originale)

Il quadro proviene da un’importante collezione romana, in cui è rimasto fino a oggi.
Il collezionista, un medico e grande amatore d’arte, visse in Francia negli anni Quaranta e ebbe in cura Braque, come dimostra il Cahier di litografie a corredo dell'opera, dedicato al collezionista in data 26 novembre 1959 "Gentile Dott. Amedeo Piccinelli. Souvenir de Paris, le 26 Nov 1959. G. Braque".
(“Cahier de George Braque 1917-1947”, 39x29, stampato il 26 Gennaio 1948 a Parigi dai fratelli Mourlot, contenente 94 litografie d'après di George Braque. L'edizione è stata stampata in 845 esemplari, 95 esemplari su Velin d'Arches fuori commercio, contenenti una litografia a colori, firmata dall'artista, e 750 esemplari su Velin du Marais che costituiscono l'edizione originale).
“Natura morta con mandolino e spartito” fu acquistata presso la Galleria Roland Balay di Parigi, come testimonia l'etichetta della galleria al retro dell'opera. La Galleria Roland Balay, ubicata al 10 di avenue de Messine era diretta, dagli anni Trenta agli anni Quaranta, da Louis Carré e da Roland Balay, gallerista franco-americano, direttore della celebre Galleria Knoedler di New York fino al 1971. Balay decise di aprire la galleria parigina proprio per coltivare il suo interesse per artisti quali Picasso, Braque e Klee.
Il quadro è la rappresentazione di una natura morta, composta dagli oggetti tipici delle opere cubiste: in primo piano un mandolino e uno spartito, appoggiati sul tavolo e, in secondo piano, una bottiglia. L’ambientazione è quella di un interno, con lo sfondo realizzato attraverso tasselli rettangolari colorati, con alcuni elementi decorativi lungo il lato sinistro dell’opera.
Gli oggetti sono dipinti in maniera bidimensionale, attraverso una prospettiva appiattita, che elimina la profondità illusionistica tradizionale. La luce proviene dai contorni bianchi, che delimitano e ritagliano bruscamente i profili degli oggetti, ma che definiscono anche lo spazio. Segnalano infatti il passaggio tra un tassello e l’altro dello sfondo e creano un contrasto luminoso rispetto alle campiture nere.
I colori vivaci e antinaturalistici dello sfondo, oltre agli elementi decorativi lungo il bordo sinistro del quadro, richiamano sicuramente l’esperienza della pittura “fauve” ma con un certo controllo sulla stesura del colore e sull’equilibrio della composizione, in linea con l’insegnamento di Paul Cézanne. Di matrice cezanniana (fondamentale, in tal senso, la retrospettiva dedicata al Maestro al Salon d’Automne di Parigi del 1907) sottolineiamo anche l’essenzialità della forma degli oggetti e la pennellata strutturata a tasselli rettangolari, due elementi che rendono il dipinto un organismo autonomo, regolato da leggi interne alla sua stessa struttura.
Oggetto centrale della composizione del quadro è senza dubbio il mandolino, il quale si manifesta con una certa costanza nel percorso artistico di Braque. L’amicizia con il fratello di Raoul Dufy, Gaston Dufy, dal quale prende lezioni di flauto, costituisce la prima testimonianza del suo rapporto con la musica. Braque è il primo a inserire uno strumento musicale nei suoi quadri e Picasso lo seguirà (infatti dall’autunno del 1908 entrambi iniziano a dipingere quadri con strumenti musicali, inserendo in seguito la figura umana), ma Picasso preferirà la chitarra, strumento della tradizione spagnola. La scelta del mandolino è sia di ordine formale che simbolico. Infatti il mandolino, posizionato al centro della composizione, è la rappresentazione della deformazione prospettica, ovvero la forma dello strumento si piega all’esigenza compositiva. Inoltre il mandolino, insieme allo spartito, alludono alla concezione, frequente nella cultura simbolista parigina, della musica come l’arte più immateriale, capace di vivere solo nella mente. Lo strumento musicale è la sintesi spazio-temporale di un oggetto che non suona ma che potrebbe suonare insieme allo spartito, e simboleggia, per dirla con Apollinaire, “la dimensione dell’infinito, dell’immateriale, dello spirituale” (cit. in Jolanda Nigro Covre, “Picasso e Braque”, in «Art Dossier: Cubismo», n. 58, giugno 1991, p. 17).
Il quadro “Natura morta con mandolino e spartito” è una composizione matura di Braque, il quale non opera più attraverso la frammentazione degli oggetti, l’uso di tinte monocrome e spente, e una struttura compositiva verticale. Il pittore si sgancia dal linguaggio ermetico precedente per stabilire nelle sue opere una relazione tra realtà e immagine. Qui Braque ha un suo linguaggio personale, con un ricordo attento a quelle che sono le sue origini (gli oggetti tipici dei quadri cubisti, la rappresentazione bidimensionale, la prospettiva appiattita, il modello cezanniano) ma con un occhio attento alle esperienze dei Fauves e una sintesi più distesa nella realizzazione di uno spazio vissuto, familiare, casalingo, caldo, in cui il “Il dipinto non è più una porzione morta di spazio” (cit. in Jean Metzinger, “Note sulla pittura” in «Pan», ottobre-novembre 1910, pp. 649-651).







GIACOMO GROSSO

Cambiano (TO) 1860 - 1938 Torino



"Ritratto" 1929


175x100, olio su tela
Opera firmata e datata in basso a sinistra
Esp.:- 1974, Torino, Galleria Pirra, "Giacomo Grosso-Mostra commemorativa", ripr. n. 9
-28 settembre-23 ottobre 2017, Torino, Palazzo Madama, "Giacomo Grosso: una stagione tra pittura e Accademia"
-giugno 2015, Palazzo Mazzetti, Asti,"Moda pittura a confronto"
-28 settembre 2017-7 gennaio 2018, Torino, Museo Accorsi Ometto e Pinacoteca Albertina-Cambiano (TO), Palazzo Comunale di Cambiano,"I Maestri dell'Accademia Albertina-Giacomo Grosso: una stagione tra pittura e Accademia"
Bibl.:-S. Mira, "La moda ai tempi di Giacomo Grosso: eleganze femminile dalla Belle Epoque agli anni Trenta" in A. Mistrangelo, "I Maestri dell'Accademia Albertina-Giacomo Grosso: una stagione tra pittura e Accademia", Silvana Editoriale, Milano, 2017

L'identità della splendida signora ritratta è, nonostante le ricerche effettuate, a tutt'oggi sconosciuta. Il professor Gian Luca Bovenzi, storico della moda, fu il relatore di un inedito paragone tra la "Femme", dipinto del 1895 dello stesso artista, e, con riferimenti al periodo della "Belle Epoque", il "Ritratto" del 1929, raffigurante una signora elegantissima, che indossa un abito della maison Jeanne Lanvin e gioielli di BULGARI.








MARINO MARINI

Pistoia 1901 - 1980



"Figura virile" 1929


75x60, olio su tavola
Opera iscritta in alto verso sinistra "Firenze 61 n. Dot.t. Vanni"
Opera registrata presso la Fondazione Marino Marini, Pistoia (autentica su fotografia rilasciata il 23 settembre 2016 sotto il numero 114)





ALBERTO PASINI

Busseto (PR) 1826 - 1899 Torino



"Carovana nel deserto" 1860-67


27x47 olio su tela
Opera firmata in basso a sinistra
Bibl.: - V. Botteri Cardoso, "Pasini", Sagep 1991, n. 377, pag. 279, ripr. b/n





AROLDO BONZAGNI

Cento (FE) 1887 - 1918 Milano



"Autoritratto" 1916


50x40 olio su tela applicata su cartone.
Opera firmata e datata in basso a sinistra.
Retro:
- timbro: Musei Civici d'Arte Moderna, Ferrara.
- timbro: Museo d'Arte Moderna Ca'Pesaro, Venezia.
Esp.:
- 1951, 2/30 set, Como, Associazione Giosué Carducci, XI Mostra d'Arte,"Francesco Hayez, Cesare Tallone, Aroldo Bonzagni", n.18.
- 1974, 19 gen/24 feb, Ferrara, Galleria Civica d'Arte Moderna-Palazzo dei Diamanti, "A.B.", n. 101, a colori.
- 1980, mag, Venezia, Museo d'Arte Moderna Ca'Pesaro, "A.B.", a colori.
- 1992, 7 ott/28 nov, Milano, Gian Ferrari Arte Moderna, "A.B.", a colori.
- 1996, ott/dic, Saronno, Il Chiostro Arte Contemporanea, "A.B.", a colori.
- 1998/99, Cento, Galleria d'Arte Moderna "Aroldo Bonzagni", "Aroldo Bonzagni pittore e illustratore - Ironia, satira e dolore", cat. n. 31, riprodotto a colori, pag. 92.
- 2005, 17 luglio/11 settembre, Acqui Terme, Palazzo Liceo Saracco, "Aroldo Bonzagni", a cura di Vittorio Sgarbi, n. 11, pagg. 44/45, a colori.